Aldo Mondino

dal 23 Marzo 2025 al 30 Aprile 2025

GALLERIA UMBERTO BENAPPI – SANSICARIO ALTO (TO) | 23.03.2025 - 30.04.2025
opening sabato 22.03.2025 - h. 17.30

 

La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, presenta nella sede “di
montagna”, la mostra Aldo Mondino.

La mostra monografica vuole offrire una panoramica sul lavoro dell’artista piemontese,
a 20 anni dalla sua scomparsa, con una selezione di opere di vari periodi: dai palloncini e le quadrettature degli anni 60 agli Iznik (2000 ca.), una serie di dipinti su vetro realizzati con la tecnica a smalto tipica della grande tradizione della ceramica turca (l’antica Nicea); dai lavori degli anni ’80 su linoleum ai cioccolatini e zuccherini degli anni ’90, utilizzati come tessere per la creazione di vivaci mosaici. Come si può osservare in American Flag (s.d.) e in Food Ball (1990), cioccolatini racchiusi in involucri dorati e multicolori e zollette di zucchero diventano le tessere che compongono una gran varietà di “mosaici” di fantasiosa e colta decoratività.Mondino apprende la tecnica del mosaico a Parigi, dove si trasferisce nel 1959 e frequenta l’atelier di William Heyter, l’École du Louvre e il corso di mosaico dell'Accademia di Belle Arti con Severini e Licata.Nel 1960, rientrato in Italia, mette a frutto ed elabora l’ispirazione surrealista, appresa nella capitale francese, attraverso il gioco di parole, il nonsense e il calembour. Inizia la sua attività espositiva alla Galleria L'Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). In particolare, l’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della galleria torinese, risulta fondamentale per la sua carriera artistica, con un sodalizio durato tutta la vita.
A partire dagli anni ’80 Mondino sviluppa la sua straordinaria avventura “orientalista” ispirata in particolare dalle pagine dei Souvenirs d’un voyage au Maroc di Eugène Delacroix, da cui delinea per molti versi la sua visione dell’oriente arabo (che dal Marocco va fino alla Palestina e alla Turchia). Nei suoi quadri vengono messi in scena in composizioni corali, scorci di ambienti e singoli ritratti, tra cui spiccano i “Dervisci”, mistici danzatori rotanti (Dervisci, 1999) dipinti su linoleum, supporto pittorico del tutto inconsueto ma che conferma la sua attitudine alla sperimentazione. Alla Biennale di Venezia del 1993 viene allestita una memorabile sala personale con una serie di coloratissimi Tappeti stesi appesi al muro, un lampadario costituito da innumerevoli penne Bic pendenti, e le grandi tele dei Dervisci, che erano entrati in scena anche in carne ed ossa con una spettacolare performance durante l’inaugurazione. (F. Poli, 2023) Sempre su linoleum, conclude la retrospettiva l’opera Christie’s (1991), la cui scritta (e titolo) nasconde una velata critica al sistema dell’arte, sottolineando l’estro creativo e ironico di uno degli artisti più anticonformisti della sua generazione.

 

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