I lavori giovanili dell'artista risalenti ai primi anni '60, sono grandi opere su carta ricche di colori e movimento che tradiscono i riferimenti acquisiti nel vivace periodo di studi parigino, condotto tra la frequentazione dei corsi di Hayter all'Atelier 17 e di Severini all'Accademia di Belle Arti. In essi si sente l'eco dell'estetica surrealista e, in particolare, dell'influenza di Tancredi (di cui Mondino era stato assistente) e dei paesaggi interiori di Matta. Queste visioni astratte iniziano a concretizzarsi in simboli tangibili nelle Tavole Anatomiche, quadri dipinti a tempera su masonite presentati per la prima volta nel 1963 alla Galleria Il Punto di Torino. Rimane la pennella vibrante che, ora, descrive gli organi del corpo umano in una sorta di mappatura interna dell'organismo su cui l'artista "opera" simbolicamente per agire sui mali dell'umanità intera e sulla crisi della società contemporanea. La serietà del tema sotteso è sempre bilanciata dalla leggerezza del gioco e dell'ironia, elementi che accompagnano la sua poliedrica ricercca artistica.
A differenza della Pop Art americana Mondino non crea nuovi feticci della società di massa ma fa in modo che l’oggetto artistico perda progressivamente la sua aura, mutando i codici linguistici, per stabilire un nuovo approccio dove l’opera retrocede a livello di segno e riacquista una nuova centralità. Allo stesso modo Mondino scardina il linguaggio di Giuseppe Capogrossi, noto artista informale, e spinge gli spettatori a interrogarsi sui suoi famosi ideogrammi, invitandoli a Trovare le 7 Differenze. Come ha scritto Alberto Fiz, “è un gioco ludico logicamente corretto”.