I 12 King sono uno dei cicli più significativi della produzione di Mondino; sono un tutt’uno indivisibile e hanno un ruolo peculiare, come una parentesi nella sua vita artistica a cui ha dedicato più di un anno. Questa ricerca segna il suo distacco dall’Arte Povera, dal mercato delle gallerie, dalle mode e allo stesso tempo il suo avvicinamento ai misticismi orientali con una particolare fascinazione per il trattato di filosofia cinese I Ching. Il Libro dei Mutamenti, che gli suggerisce il titolo per ogni ritratto e da cui l’assonanza con I King. Nel 1969 si trova a Roma quando degli ospiti gli lasciano in casa un inquietante fantoccio, senza gambe seduto sul divano. Decide di camuffarlo, pian piano iniziava a somigliargli, ma quest’oggetto apparso per caso lo ossessiona e inizia così a disegnarlo interrogandosi sul significato del tempo e dei suoi cicli, ma soprattutto interrogando se stesso: “chi ero, dove andavo, cosa facevo”. È un lavoro intimo e concettuale dove lo studio viene ritratto come fosse il quadrante di un orologio, con lui al centro e il manichino in una posizione corrispondente a ciascuna ora del giorno, sempre con la stessa luce per ogni autoritratto, talvolta anche per un mese. Il primo è La Modestia, titolo molto azzeccato per l’inizio di questa sua appassionante “avventura” che decide di portare avanti no a che non fosse arrivato, tirando i dadi, il Creativo, la tela su cui sono dipinti solo gli strumenti di lavoro del pittore. La matrice introspettiva ispirata alle pitture di Bacon mostra un Mondino tormentato lontano dalla sua tipica ironia.