I viaggi a Gerusalemme e in Israele rappresentano un momento cruciale nel percorso di Aldo Mondino, spingendolo a riscoprire le radici ebraiche della sua famiglia. La selezione di opere esposte porta alla luce una tradizione e un mondo spirituale che l'artista possedeva interiormente, ma a cui ha sempre guardato con il suo inconfondibile sguardo divertito. La serie dedicata ai riti, alle festività e all'iconografia ebraica evidenzia la profonda valenza sacra che egli attribuiva all'atto stesso del dipingere: "Il dipingere gente che prega o che balla per chi crede che la pittura stessa sia una preghiera è come dipingere due volte: il quadro al quadrato". L'esperienza religiosa si fonde così con la pratica pittorica, eleva il gesto artistico a forma di devozione laica e celebrazione comunitaria. L'opera Metterci una pietra sopra, in particolare, dimostra la straordinaria capacità di Mondino di sintetizzare la psicologia dei personaggi con pochi e incisivi tratti. Al contempo, il dipinto testimonia l'uso colto e studiato dei titoli, pensati per innescare un cortocircuito concettuale. Tra la concretezza visiva del soggetto raffigurato e il significato del gioco di parole si crea uno scarto sottile che genera spiccata ironia. Attraverso questo doppio registro tra parola e immagine, Mondino dissacra la gravità del tema identitario, offrendo una visione dell'ebraismo viva, partecipe, priva di retorica e densa di sensibilità umana.