ALDO MONDINO sessantasettanta

Un’esplosione di creatività con le scarpe di vernice
La mostra presenta una ricca selezione di lavori ascrivibili al periodo degli anni sessanta/settanta di produzione di Aldo Mondino.

LE OPERE
Come ci introduce il titolo la mostra è essenzialmente incentrata su alcune opere scelte degli anni Sessanta e Settanta: il periodo più esplosivo ed anticipatorio di tutto il suo percorso creativo. Certamente non copre tutte le sue esperienze di allora ma ci fornisce le matrici culturali ed espressive più significative che lo caratterizzavano. Mi sono trovato a dire mentre disponevamo le opere durante la prima fase del montaggio al gallerista, mio diretto interlocutore in quel compito, che mi sollecitava un’opinione. Chissà? Forse anche per rassicurare me stesso sulla scelta: “Mi sembrano opere che tentano la concettualizzazione di un Universo Pop, da cui forse allora tentava di uscire!”. Non so se questa affermazione possa avere un fondamento critico. Io in effetti pensavo ad una via alternativa a quella di Andy Warhol, che la Pop la superava con una destrutturazione dialettica.
Mi è parso, o apparso per un attimo, che Mondino l’avesse dissolta nel suo Ego, semplicemente per snaturare qualsiasi logo od oggetto dalla sua condizione massificata per condurlo con la mente in una condizione altra. Più erede del New Dada quindi: Jasper Johns in testa. Discussione fumosa forse ma mentre si monta una mostra le menti si esaltano senza freni inibitori anche se, più le riguardo queste opere, mentre si sta completando l’allestimento, trovo che sia realmente originale la via imboccata dal nostro artista in quel momento cruciale di cambiamento.  

LE FOTOGRAFIE
Col sorgere dei Settanta si amplificò un ulteriore fenomeno nella comunicazione dell’arte: quello dei fotografi che ritraggono gli artisti, al lavoro o nella vita quotidiana.
Ci fu il capostipite Ugo Mulas che si lanciò in questa attività, forse ancora senza la complicità partecipativa che si verificò in seguito ma con uno sguardo più asettico e documentativo, a parte per la sua esperienza con Fontana al lavoro con cui forse intendeva marcare un proprio territorio di frequentazione attuando magistralmente non solo uno sguardo sull’arte ma l’azione del viverla. Anche Mondino, e soprattutto lui per l’eccesso che mostrava nel comunicare l’opera e se stesso in mille occasioni, ebbe i suoi “cantori” della macchina fotografica al seguito. Fabrizio Garghetti che, forse debordando nell’ambiente e nelle circostanze quanto lui, agiva con la spinta della complicità, e Paola Mattioli che, per circostanze diverse, più intime e personali, ne coglieva l’attimo domestico svelando anche la quotidianità in cui il lavoro prendeva corpo. Del primo, per costruire la corposa sequenza fotografica che abbiamo voluto fosse il vero incipit del nostro catalogo, non abbiamo avuto che l’imbarazzo della scelta, talmente tante furono le occasioni di Mondino in posa, al lavoro e nelle situazioni più strane che lui coglieva al volo con una specie di occhio magico che sa fermare l’attimo fremente dell’azione. Di Paola abbiamo scelto alcuni estratti da una sorta di album a due molto bello ed emotivamente coinvolgente con cui mette in gioco nella sua complessità la specifica relazione che li ha coinvolti. Dalle immagini si vede come non esista casualità ma quotidianità nei loro incontri. Infine c’è lui, Aldo Mondino, l’attore sempre sulla scena, una sorta di Buster Keaton elegante, capace di interpretare qualunque ruolo che poi riconduce alla fine alla medesima condizione: la sua vita di artista.


ALDO MONDINO sessantasettanta 
project gallery kanalidarte a cura di Piero Cavellini
23 giugno / 9 ottobre 2016
Via Alberto Mario 38 Brescia

Brescia
Kanalidarte new Project Gallery
a cura di Piero Cavallini

23-06-2016 - 09-10-2016