Aldo Mondino. Tappeti e quadrettature

A dieci anni dalla sua comparsa –è morto nel 2005 a Torino, dove era nato nel 1938- Aldo Mondino si sta nuovamente proponendo come uno degli artisti più interessanti e creativi della sua generazione. Atipico e anticonformista per l’epoca, Mondino anticipa i temi di un’arte globale e trasversale. Nei primi anni ’60, dopo un primo soggiorno parigino, elabora l’ispirazione surrealista attraverso il gioco di parole, il nonsense, il calembour. Nel frattempo “studia” la Pop Art cogliendone però l’aspetto più concettuale e freddo, fino a entrare in relazione con l’Arte Povera, partecipando alla storica mostra Con/templ’/azione (Torino, 1967).

Sono proprio di questo periodo le Quadrettature, che rappresentano della fase iniziale del lavoro di Mondino un ciclo già maturo.
Due sono i nodi teorici che reggono l’impianto di questi lavori: il ricorso a immagini banali, molto semplici, facilmente ripetibili che chiamano in causa un modo di “fare arte” ingenuo e scolastico; l’altro, l’uso del foglio quadrettato che si rifà ai tentativi, talora maldestri, di dare ordine a un disegno per bambini. Le Quadrettature significavano, secondo lo stesso Mondino, “abbandonare il Surrealismo e ispirarsi a soggetti esistenti, ritrovare la mia infanzia da pittore e riproporla da adulto”.

Degli anni ’90 sono invece i Tappeti, un soggetto su cui Mondino ha lavorato nella fase tarda della sua carriera.  Difficile definirli semplicemente dipinti, quanto piuttosto pitture-oggetto sovrapposte in composizioni a parete, con colori vivaci e realizzati su eraclite, un materiale industriale utilizzato nell’edilizia. Non a caso si parla di “orientalismo” in questo ciclo di opere dell’artista torinese. La sua visione dell’Oriente non è nostalgica ma divertita e affascinata e gli permette di superare quei confini, seppur labili nel suo caso in quanto ad apertura mentale, che l’uomo occidentale convinto della propria supremazia culturale si autoimpone.  E’ anche un periodo in cui assistiamo a una curiosa proposta di sincretismo religioso, dettato, più che da un autentico richiamo spirituale, da una straordinaria curiosità intellettuale.

L’esposizione è accompagnata da un volume, con due testi di Luca Beatrice, le immagini di tutte le opere in mostra e la riproduzione di una serie di altri lavori, tra tappeti e quadrettature.